domenica 25 novembre 2007

SCANDALOSO,SOLO NOI NON RIUSCIAMO A ESSERE STABILIZZATI,MA ANCORA X POCO !!!


Bingo. Roba da far impallidire i terni al lotto. Basta essere stati assunti a tempo determinatissimo, anche due settimane, verso metà-fine anni Novanta, e il gioco è fatto Si fa ricorso, e Le Poste italiane sono pressochè costrette ad assumerti. A parlare chiaro sono i numeri contenuti in una relazione della Corte dei Conti di qualche giorno fa.
Negli ultimi tre anni il magistrato del lavoro ha fatto assumere a tempo indeterminato 17.454 persone. Ma questo è niente, perché ci sarebbero ancora aperti, «nei vari gradi di giudizio », 27.070 procedimenti. Ma come è successo tutto questo? Semplice, basta tornare indietro di qualche anno, intorno alla metà degli anni Novanta, quando le Poste si stavano trasformando prima in ente pubblico e poi in società per azioni. Secondo i giudici a quel punto non avrebbe potuto assumere personale a tempo.
E invece di lavoratori a tempo, anche per periodi brevissimi di 20 giorni, ne venivano assunti eccome: dal 1998 a oggi, secondo le Poste, esattamente 42.297. Risultato? Ricorsi a valanga in tutta Italia, con stuoli di avvocati che si contendono gli ex postini come se fossero la gallina dalle uova d’oro. E in fatti ai ricorsi fanno seguito i reintegri, immancabili, a migliaia ogni anno. Fino all’intesa sottoscritta a inizio 2006 con i sindacati, con l’obiettivo di limitare i danni. E infatti sono stati evitate altri 14.985 cause di ex postini a tempo, a patto però di essere inseriti in una graduatoria dalla quale l'azienda si impegna ad attingere per le assunzioni.
Ma le cause pendenti sono ancora migliaia. Se tutti facessero ricorso, potrebbero sfiorare le 130mila. Un macigno insostenibile per l’azienda Poste, costretta a buttare nel fondo vertenza cifre spropositate, 353 milioni di euro nel 2006, metà dell’utile netto. Le Poste si dichiarano tranquille. Tutto sotto controllo, si dice da quelle parti. Come minimo soddisfatte dall’accordo raggiunto. In realtà il baratro rischia davvero di essere lì, a un passo.

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