
Due febbraio, sette del mattino, cielo piombo. Su Cagliari ancora pioggia, ticchetta sulle piastrelle del cortile. Mollo Facebook e mi metto a scrivere, cercando piano, tra i tasti, di rimettere ordine tra questi cinque anni di lavoro per i cagliaritani in Consiglio comunale. Scorro immagini, frammenti che non posso rimuovere: insieme ai miei compagni ci sono mio padre e mia sorella sul loggione. Con gli occhi mi sorridono dall’alto il giorno dell’insediamento , giugno 2006. Prendo posto tra i banchi dell’opposizione, replicando alle sue dichiarazioni programmatiche assicuro al sindaco Floris un’opposizione ferma ma collaborativa, nell’interesse della città. Rifletto sul fatto che su quei banchi di legno sono stati tanti altri prima di me, giganti del pensiero autonomista come Umberto Cardia, cervelli superiori come Giovanni Lilliu e Luigi Concas. Mi sento clamorosamente inadeguato, mi sforzerò facendo tesoro di quello che ho letto, impegnandomi ogni giorno, ascoltando la gente. Avevo promesso in campagna elettorale un’attenzione speciale ai precari storici del Comune di Cagliari e la Finanziaria Prodi del 2006 autorizza queste stabilizzazioni. Ne parlo con il sindaco e l’assessore al Personale, trovo un muro più alto di quello che ancora spezza in due Cipro. Ci riprovo in Aula, portando un argomento: quello della giustizia sociale. Non è giusto, appunto, che chi da dieci, anche vent’anni, è stato chiamato a lavorare dal Municipio non possa godere di questa via agevolata della Finanziaria Prodi per avere un lavoro stabile e domani una pensione. Con Luca Locci, il segretario della Cgil Funzione pubblica, iniziamo una lotta dentro e fuori l’Aula, mettendo assieme faticosamente tutti i precari. Finisce come sappiamo, come ricordiamo: anche il resto del centrosinistra sostiene questa posizione e pure il centrodestra si convince che bisogna fare così. Centoquarantanove lavoratori, che significano centoquarantanove famiglie cagliaritane, vedono riconosciuto il loro diritto al lavoro, a una vita decorosa. Vengono assunte al Comune. E’ un grande giorno di festa, dentro di me lo dedico a mio padre che nel frattempo non c’è più. Ci riprovo nel 2010, per i precari non ancora stabilizzati che stanno sotto, in piazza Matteotti, da mesi dentro una tenda. Una notte occupo il Consiglio comunale e mi fermo a dormire sulle sedie. Non la spunteremo stavolta: il sindaco autorizza giusto la chiamata di questi lavoratori a termine dentro i cantieri. Frammenti, altre schegge di questo blob. La discussione del primo bilancio, porto in Aula un pallottoliere di legno che avevo comprato a Mosca per segnare quante volte, sui nostri emendamenti, la maggioranza perde pezzi e va giù. Nelle sedute notturne il pallottoliere ci tiene compagnia, ci fa ridere. Fa meno ridere che questa amministrazioni sprechi denaro, a volte senza nemmeno saperlo. Per i programmi dei pc, ad esempio: propongo il software libero open source, al posto del solito Windows che genera profitti e royalties alle grandi compagnie. Propongo gli alimentatori verdi per i pc del Comune, per avere un risparmio fino al 30 per cento sulla corrente. Con due giovani colleghi sensibili al diritto all’informazione, Serra e Tavolacci, piantiamo una cagnara finché le sedute del Consiglio non vengono trasmesse in diretta su internet, dal sito del Comune. Rompiamo le scatole anche per chiedere il wi fi gratis in città: il diritto a internet non è uno sfizio ma il presupposto della conoscenza. Alla fine l’assessore Giagoni, nel 2009, lancerà con molto ritardo rispetto alle nostre richieste qualche hot spot in città. Meglio di niente ma non è quello che chiedevamo. Spreco di denaro: ma vi pare che la nostra bolletta Enel sia di sette milioni di euro all’anno? Quanto risparmieremmo (soldi e CO2) installando fotovoltaico sui tetti degli immobili comunali? Mi viene in mente la lotta in via Podgora, dove le case comunali cadono a pezzi e le famiglie protestano di brutto. Mettiamo in mezzo alla strada i cassonetti dei rifiuti, arriva la municipale e il vicesindaco Onorato. Un po’ di mediazione, i lavori ripartono e nel 2009 finiranno. Ci sono ancora una decina di palazzi da ristrutturare, penso che la soluzione sia aiutare queste famiglie a riscattare la proprietà degli appartamenti. Comincio a studiare così il grande tema dell’housing sociale, dell’abitare. Vado a Torino e a Bologna, mi informo dentro quei comuni dove hanno già individuato e praticato soluzioni efficaci. Parlo con le coop edili cagliaritane, conosco meravigliose storie di cooperazione, scopro che in via Roma nessuno se le fila nonostante siano pronte a fare il loro per realizzare case a basso prezzo. E scopro anche che un tempo, prima della grande speculazione immobiliare che il centrodestra non ha saputo tenere a bada, interi quartieri come Genneruxi, Su Planu, Mulinu Becciu sono nati così, alla portata di chi ricco non è. Proteste, battaglie, proposte. Mai da solo, sempre condivise con chi mi ha eletto e con i tanti che sono arrivati dopo, compagni e amici, a dare una mano a questo nostro movimento. Non li nomino, sono troppi, davvero. Spesso i quotidiani e Radiopress ci danno spazio ma mi prendo il sicuro e pubblico tutto su questo blog. Chiedo che un pezzetto di città sia intitolato alla memoria di Aldo Scardella, 20 anni, che per un anno è stato rinchiuso in galera da innocente e alle sbarre di Buoncammino è stato trovato appeso. Finalmente la targa viene scoperta, nel parco di via dei Donoratico, a due passi dalla casa della famiglia e dal luogo di un delitto al quale Aldo non ha partecipato. Ho una foto di Giuseppe Ungari che custodisco, è bellissima: la madre di Aldo, ormai anziana, forse felice per un attimo, che mi prende a braccetto alla fine della cerimonia. Ho un'altra foto, Andrea con tutti gli altri, sorride imperioso con le braccia conserte. Erano i precari del telecontrollo di Abbanoa, hanno occupato per settimane il tetto di Abbanoa e gli impianti cagliaritani. Ragazzi meravigliosi come Massimo, Marietto, Antonello: i casellanti delle Ferrovie, precari rumorosi, oggi tutti autisti delle Ferrovie grazie alla tenacia di Valerio Mereu, il sindacalista della Uil trasporti. Lavoro e non mi fermo. A volte penso che non ce la farò e non mi sbaglio. Chiedo che nelle zone di Barracca Manna dove ancora non ci sono fogne, strade, lampioni il Comune completi la sua opera. Chiedo che una volta per tutte il Parco di Molentargius e il Comune si mettano d’accordo sul risanamento di Meadu Su Cramu, dove abitano duecento famiglie. Mi oppongo alla cessione al Cagliari calcio dello stadio Sant’Elia, è Gigi Riva che mi assiste ricordandomi che lo stadio fu costruito dalla Regione come stadio olimpico. Che non lo si può dare così. Segnalo ai commercianti e ai residenti il pericolo in piazza Maxia, mi oppongo a un cantiere da un milione e mezzo di euro che non serve a nulla se non a provocare disagi per due anni. L’opera, maestosamente inutile, uno scavo verde che nessuno ha avuto il coraggio di inaugurare, segnerà una profonda ferita tra l’amministrazione Floris e gli abitanti di via Pessina, via Scano e via della Pineta. Non piove più, il cielo si sta aprendo mentre sento che sto finendo di scrivere. Artù, che fino ad ora è rimasto acciambellato nel suo lettino, si allunga come un elastico e mette in naso in cortile. Ci sono ancora tante cose da fare per rendere giustizia a questa città e a chi la abita. Ci sono tante cose da fare per fare di Cagliari un bel posto. Per questo voglio rimanere in Comune. E per questo vi chiederò di votarmi. Claudio Cugusi |
















